Criteri di edizione

Criteri dell’Edizione Nazionale delle Commedie per musica di Domenico Cimarosa

I presenti criteri prendono a riferimento la collana Musica teatrale del Settecento italiano e l’edizione nazionale delle opere di Gioacchino Rossini. 

Caratteri generali

Il testo musicale di questa edizione restituisce fedelmente la lezione del manoscritto autografo o dalla fonte principale, risolvendone le ambiguità e colmandone le lacune con l’aiuto delle fonti secondarie. In aggiunta alla partitura saranno trattati i problemi storici riguardanti ogni singola commedia per musica, la genesi, lo studio delle fonti, la storia della tradizione manoscritta e/o a stampa e quella della tradizione esecutiva.

Organizzazione del volume

Ogni volume dovrà comprendere le seguenti parti:

a) frontespizio, recante il titolo dell’opera, il genere, il nome del curatore;

b) indice generale con il contenuto dell’intero volume

c) elenco delle abbreviazioni

d) introduzione in italiano 

e) elenco delle fonti dell’edizione

f) criteri dell’edizione

g) problemi editoriali

h) libretto dell’opera;

i) personaggi (con ambiti vocali) e organico orchestrale;

l) indice dei pezzi;

m) apparato critico

n) eventuali appendici.

Font

Per la parte testuale si consiglia il carattere Times new Roman corpo 12 e per le note a pie’ pagina corpo 10. Per la musica il font Maestro dimensione 24, per le didascalie presenti in partitura Times new Roman corpo 11 e per il testo cantato il font Finale Lyric Regular.

Impostazione generale dell’edizione

Tutto ciò che compare nell’autografo viene riportato in partitura e nell’Apparato Critico qualora le esigenze correttive alterino la lezione originale. In mancanza dell’autografo si risale temporalmente alla fonte più importante, ossia quella più vicina alla prima rappresentazione. Tuttavia, quando in altre fonti vengano prospettate soluzioni di rilievo, il curatore ne fa cenno nell’Apparato Critico.

Sulla fonte prescelta si operano i seguenti interventi:

1) Estensioni. Indicazioni interpretative esemplificate solo in una o più parti strumentali, ma chiaramente valide anche per altre, vengono estese senza l’uso di parentesi o altri segni diacritici. Qualora le indicazioni siano particolarmente scarse è opportuno darne conto nell’Apparato Critico.

2) Eguaglianza di passi identici. Quando due o più passi identici hanno indicazioni interpretative diverse, il curatore valuta di volta in volta se non vi sia una precisa volontà dell’autore. Nel caso non riscontri ragioni plausibili per conservare le differenze, egli uniforma il tutto, indicando in Apparato le altre soluzioni prospettate dalla fonte principale e le ragioni della scelta.

3) Aggiunte. Le aggiunte di indicazioni interpretative, prive di riscontro nelle fonti ma ritenute indispensabili per la coerenza e la chiarezza dell’esecuzione, sono evidenziate con parentesi quadre, legature punteggiate e altri accorgimenti grafici che le differenziano nel corso della partitura. Il curatore ne darà poi conto nella sezione problemi editoriali

4) Correzioni di errori. Quando si riscontrano nell’autografo o nella fonte principale errori evidenti che offrono un’unica possibilità di correzione, essi si correggono senza ricorrere ad espedienti grafici. Dove l’errore risulti meno ovvio e consenta correzioni diverse, la scelta del curatore sarà evidenziata nell’apparato critico. Lo stesso procedimento è adottato dove l’autografo presenta aspetti oscuri o confusi o appare lacunoso. Quando l’autografo presenta contrasti verticali illogici fra spunti analoghi di strumenti diversi, le incoerenze vengono eliminate, segnalando in apparato l’intervento compiuto.

Descrizione delle fonti

La descrizione della fonte principale deve essere completa e contenere analiticamente nel dettaglio l’indicazione di fascicolazione, filigrane, mani dei copisti, interventi dello stesso compositore negli eventuali passi non autografi. 

Libretto

La trascrizione dei libretti deve essere condotta diplomaticamente sulla base della fonte letteraria principale (di norma il libretto della prima rappresentazione), ricostruendo l’esatta sticometria e numerando i versi continuativamente dal primo all’ultimo.

criteri editoriali

Segni diacritici e interventi del curatore

Gli interventi editoriali vengono segnalati tramite parentesi quadre o tratteggio per i segni, presenti in alcuni luoghi o alcune parti, che il curatore ritiene opportuno estendere ad altri luoghi concomitanti o paralleli, nonché per le indicazioni – assenti nella fonte principale – eventualmente desunte dalle fonti secondarie. La notazione ritmica della fonte originale è sempre conservata, anche nel caso di discrepanza tra diverse parti, a meno che il curatore ritenga che essa scaturisca da errori banali. Una modalità esecutiva che interpreti la notazione ritmica o risolva la discordanza tra le parti è suggerita, in alcuni casi, tramite segni ritmici collocati sopra il pentagramma, in corrispondenza del passo interessato. I pezzi devono essere sempre numerati: qualora il numero non compaia nella fonte principale si integra tra parentesi quadre.

Disposizione degli strumenti

La disposizione degli strumenti in partitura segue l’uso moderno, per cui le voci sono collocate sopra gli archi. Le coppie di fiati (legni e ottoni) sono poste sullo stesso rigo qualora non vi siano ragioni musicali che ne suggeriscano lo sdoppiamento su due. Si mantiene il doppio gambo (e relativi segni di articolazione, legature, ecc.) quando le due parti non procedono omoritmicamente. Per la numerazione delle coppie di strumenti si usano i numeri romani (es: oboe I-II).

Le parti che nella fonte principale sono lasciate vuote perché rinviano ad altra parte che procede all’unisono o all’ottava vengono scritte per esteso senza alcuna segnalazione. La parte della viola, nei passi in cui è prescritto che essa suoni «col basso», è trascritta di norma all’ottava superiore del basso; in alcuni casi, tuttavia, il curatore può ritenere più opportuna – in base a considerazioni di registro, di interferenza con le altre parti, di logica musicale – una trascrizione all’unisono segnalando opportunamente nell’apparato critico se il passo si trova nella fonte o è frutto della decisione del curatore.

Il nome degli strumenti ove non indicato in partitura è inserito tra parentesi quadre.

Le parti vocali utilizzano le chiavi moderne: violino per le voci scritte in chiave di soprano e contralto, violino tenorizzato per quelle in chiave di tenore, basso per quelle in chiave di basso.

Strumenti traspositori

Gli strumenti traspositori conservano l’impianto originale. 

Gli strumenti traspositori, come ad esempio corni, trombe, clarinetti e timpani, vengono indicati all’inizio di ciascun brano in forma modernizzata 

Le diciture originarie sono riportate in sede di apparato critico.

Corni e trombe

Qualora non vi siano indicazioni, le modalità di scrittura dei corni si ricavano dai contesti armonici dei singoli brani. L’opzione è quella di notare i corni in chiave di violino per strumento traspositore indicando il taglio (esplicitato o meno che sia dalla fonte originale). Le alterazioni necessarie vanno poste davanti alle singole note che le richiedono e non in chiave, per rispettare la consuetudine dell’epoca e l’abitudine dei cornisti a ragionare in termini di armonici naturali anziché di altezza dei suoni. Stesso discorso vale per le trombe.

Clarinetti

Vengono notati prevalentemente in chiave di violino, per strumenti traspositori, e gli strumenti devono sempre avere l’indicazione del taglio. Quando lo strumento è notato in chiave di tenore tale indicazione viene mantenuta.

Abbreviazioni

Sono riscritte per esteso le formule di abbreviazione che servono a facilitare la lettura. Le quartine e altre figurazioni regolari di biscrome e semibiscrome mantengono invece l’abbreviazione.

Uso degli accidenti

L’impiego degli accidenti è ricondotto alla prassi moderna: vengono soppressi gli accidenti che risultano superflui in rapporto al moderno sistema di notazione, altri vengono tacitamente introdotti se necessario. Ove risulti opportuno, l’edizione fa anche moderatamente uso di accidenti di precauzione. Il bemolle e il diesis impiegati per alterare una nota e ottenere il suono naturale vengono tacitamente resi con bequadro.

Dinamiche

Tutte le indicazioni di tempo e di dinamica sono scritte secondo l’uso moderno (es. ff e non fmo). Nei manoscritti cimarosiani il ff è indicato come «f ass.» (=f assai), il pp come «p assai». 

Bisogna valutare caso per caso. Ad esempio, è possibile indicare per «sf f» f + accento sulla nota o sulle note interessate. Un’altra indicazione peculiare è «ten.» (= «tenuto»), che compare quasi sempre in associazione a note lunghe, il più delle volte degli archi, o Fg. Nella stragrande maggioranza dei casi, questa indicazione considera implicita la dinamica del p (meno frequentemente quella del f). Occorre comunque aggiungere la dinamica tra parentesi quadra. È possibile indicare f, a seconda dei contesti, qualora la dinamica sia assente nella fonte e non sia ricavabile da passi precedenti.

Non sono differenziate le estensioni ovvie di segni dinamici e articolazioni tra parti della stessa famiglia strumentale. È possibile estendere tacitamente le dinamiche in passi uguali o affini e segnalando in apparato solo le estensioni non ovvie. Dinamiche derivanti da eventuali fonti secondarie possono essere inserite nel testo pure tra parentesi quadre con segnalazione nell’apparato critico. Si conserva l’eventuale uso di forcelle, con estensione tratteggiata solo tra famiglie dissimili e solo se appropriata e utile. Qualora vi sia difficoltà nel valutare la differenza tra un accento e una forcella di diminuendo, il curatore effettua la scelta musicalmente più logica dandone informazione in apparato. Occorre inoltre mantenere la differenziazione tra punto di staccato semplice e cuneo (o tratto).

Ipometrie/ipermetrie

Nei recitativi, eventuali battute ipometre o ipermetre nella fonte vengono mantenute con segnalazione nell’apparato critico e senza introdurre cambio di metro in partitura ma segnalando l’ipometria o l’ipermetria con una stanghetta tratteggiata.

Corone

La corona finale, laddove presente in una sola parte, viene estesa a tutte le altre senza segnalazione nell’apparato critico. Ove la corona abbracci una figurazione melodica, essa viene restituita nella forma quanto più possibile originale.

Legature

Nelle parti vocali si mantengono solo le legature presenti nella fonte senza estenderle da altre parti strumentali. Le figurazioni costituite da due semiminime unite da una legatura di valore sono normalizzate, quando possibile, in minima, così come due minime unite da una legatura di valore sono normalizzate in una semibreve, senza segnalazione nell’apparato critico. Differenze minime, dove la volontà dell’autore sia assolutamente chiara, sono uniformate senza ricorrere a note o ad artifici grafici. Quando nell’autografo il modello di articolazione di una frase ricorre più volte, esso viene esteso a tutti i passi essenzialmente identici senza ricorrere a osservazioni nell’apparato critico. Questa estensione è automatica solo all’interno di ciascuna famiglia di strumenti. Quando per la stessa figurazione vengono prospettati modelli diversi, il curatore, se non esistono valide ragioni musicali, può eguagliarli, ma nell’apparato critico darà conto anche delle altre soluzioni dell’autografo. 

Abbellimenti

Negli abbellimenti si mantiene tendenzialmente la forma grafica originale.

Basso continuo

La cifratura del basso continuo, ove presente, è desunta dalla fonte principale. Le cifre sono collocate sotto il rigo e le eventuali alterazioni sono poste sempre davanti alla cifra corrispondente. 

Testo poetico in partitura

Il testo poetico in partitura segue quello della principale fonte musicale. Il testo è integrato, ove necessario, con la punteggiatura desunta dal libretto a stampa della prima rappresentazione. Delle discrepanze sostanziali fra il testo verbale in partitura e quello del libretto a stampa si dà conto nell’apparato critico inserendo in apposita tabella le discordanze anche didascaliche partitura/libretto. Nei rari casi in cui la partitura presenti didascalie, queste sono riportate in corsivo sopra il rigo, al luogo. 

Si raccomanda in partitura l’uso corrente di maiuscole e minuscole e l’ortografia secondo i seguenti principi: 

– si conservano le forme linguistiche desuete, le scempie e le doppie anche se divergono dall’uso corrente; 

-nei casi di apocope, elisione ed aferesi si modernizzano accenti ed apostrofi;

 – si mantiene o aggiunge la etimologica se richiesto dall’uso moderno nelle forme del verbo “avere”;

– le mutano in se presenti in posizione intervocalica o nelle desinenze plurali;

– si uniscono avverbi composti e preposizioni articolate con grafia separata quando l’unione non comporta accenti o raddoppiamenti fonosintattici;

– ch muta in cc quando corrisponde a palatale 

Gli evidenti errori materiali o le omissioni di accenti e doppie sono invece tacitamente normalizzate secondo il libretto.

Per quanto riguarda il napoletano, si rispettano i seguenti criteri:

– si aggiungono gli apostrofi mancanti alla maniera moderna; 

– si sciolgono i segni di abbreviazione;

– si mantiene la distinzione tra i e j;

– il segno ’ indica un troncamento della parola;

– l’accento su “pò” e “vò” indica la terza persona del presente indicativo di “potere” e “volere”; 

– l’apostrofo invece è utilizzato per distinguere la seconda persona dei verbi modali come “puo’” e vuo’”; 

– apostrofo per “si’” (sei);

– si mantengono “pe” (per), “cu” e “co” (con);

– si mantengono “nu”, “no”, “na”;

– le forme aferetiche degli articoli determinativi si trascrivono “’o” e “’a”;

– le consonanti doppie ad inizio parola vengono conservate.